sabato 31 luglio 2010

Elezioni politiche - BiDiMedia - 31 Luglio

Precedenti rilevazioni

PDL 30,6% (-0,4%)

LEGA NORD 12,1% (INV)
MPA 0,9% (INV)
ALTRI CDX 0,7% (-0,1%)
Totale cdx 44,3% (-0,5%)

UDC 6,6% (+0,1%)
ALLEANZA PER L'ITALIA 1,3% (+0,1%)
Totale centro 7,8% (+0,2%)

PD 26,5% (+0,2%)
IDV 6,6% (INV)
SEL 4,2% (+0,1%)
RAD 1,1% (-0,2%)
PSI 0,8% (INV)
VERDI 0,8% (+0,1%)
Totale Csx 40% (+0,2%)

FED.SIN. 2,2% (+0,1%)

M5S 2,8% (INV)

FT - FN 0,6% (INV)

LA DESTRA 1,3% (+0,1%)

Altri 1% (-0,1%)

Anche nell'ultimo sondaggio prima della pausa estiva, le forze governative appaiono in difficoltà e perdono ben mezzo punto percentuale (può sembrar poco ma sommato ai precedenti cali non lo è più). A pagare è soprattutto il partito di Berlusconi e (ancora) di Fini, mentre la Lega rimane costante su alti livelli. A beneficiare di questo calo sono tutti gli altri: infatti sia il centro che il centrosinistra guadagnano 2 decimi rispetto a 10 giorni fa. Il centrosinistra, in particolare, raggiunge la fatidica soglia psicologica del 40%, portandosi a "solo" 4,3 punti di distacco dalla coalizione di governo, distacco minimo da quando c'è questa maggioranza.
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mercoledì 28 luglio 2010

Le nuove stelle della politica internazionale - Martine Aubry


Chi segue la politica francese, probabilmente storcerà il naso nel vedere l'aggettivo "nuovo" accanto al nome della signora Martine Delors coniugata Aubry. Effettivamente la signora Aubry è tra i bigs del Parti Socialiste da almeno una quindicina d'anni ed ha occupato posti di rilievo in diversi esecutivi socialisti. Martine Aubry, nasce come Martine Delors a Parigi nel 1950. Suo padre è nientedimeno che Jacques Delors, ministro dell'economia francese dal 1981 al 1984 e presidente della commissione europea dal 1984 al 1994. Nella prima parte della sua vita Martine frequenta scuole private cattoliche, si laurea quindi all'università di Parigi II in scienze economiche. Dopo la laurea inizia a frequentare l'Ecole Nationale de l'Administration (ENA), la prestigiosa scuola da cui è uscita la quasi totalità degli esponenti politici transalpini di spicco dove si specializza nello studio delle tematiche del lavoro. Dopo aver lavorato come dipendente ministeriale, nel 1991 viene nominata per la prima volta ministro del lavoro, posizione che manterrà fino al 1993. Inevitabili per Martine, vista la grande influenza e fama di papà Jacques, le accuse di nepotismo e le cattiverie gratuite. Martine però non si fa condizionare dal fastidioso bollino di "raccomandata" che le malelingue inevitabilmente le appiccicano ed intraprende l'avventura ministeriale con piglio decisionista ed intransigente, creandosi parecchie inimicizie. Nel 1995 Martine viene nominata vice-sindaco di Lille, capoluogo del Nord-pas de Calais cominciando così il suo stretto rapporto con quella che diviene la sua città d'adozione. Nello stesso anno viene scelta da Lionel Jospin come portavoce della sua fallimentare campagna presidenziale. Nel 1997, a seguito della vittoria della sinistra alle legislative, la Aubry torna ad occupare il posto di ministro del lavoro. Da quella posizione la Aubry firma uno dei provvedimenti più controversi dell'esecutivo Jospin, la "legge sulle 35 ore", che riduce il limite massimo dell'orario lavorativo settimanale da 40 a 35 ore. Nel 2001 Martine viene eletta sindaco di Lille, ma l'anno successivo perde a sorpresa il suo seggio all'Assemblea Nazionale. Dopo quella sconfitta per molti la Aubry è politicamente finita. A causa di questa clamorosa debacle la Aubry si eclissa temporaneamente dalla politica nazionale, ma resta sindaco di Lille. Nel 2004 Lille è "capitale europea della cultura" e da questa manifestazione giungeranno molti soldi che la Aubry utilizzerà per riqualificare le aree degradate della città. Grazie a queste opere la Aubry aumenta la sua popolarità, e nel 2008 è rieletta con il 67% dei suffragi. Forte di questo successo personale, Martine annuncia a sorpresa la sua candidatura a segretario del Partito Socialista. Inizialmente i riflettori sono però puntati su Segolene Royal e sul sindaco di Parigi, Delanoe. A sorpresa Martine arriva al secondo turno contro la Royal. Nonostante un distacco iniziale di 7 punti, la Aubry rimonta e diviene la prima donna a capo del più importante partito della sinistra francese. L'inizio però non è facile. La Royal è furibonda, accusa il PS del Nord-pas de Calais di brogli e minaccia scissioni. A causa dei conflitti interni provocati dalla Royal, le europee sono un bagno di sangue per il PS che perde la metà dei suoi rappresentanti a Strasburgo e viene quasi raggiunto dai Verdi. Martine però non si perde d'animo e monta la campagna per le regionali dell'anno successivo. I risultati delle regionali danno ragione alla linea della segretaria, che non solo riesce a confermare tutte e 20 le regioni amministrate dal PS, ma conquista pure la Corsica, lasciando solo l'Alsazia ai gaullisti. Il PS torna inoltre ad essere il primo partito di Francia e ridimensiona Verdi e trotzkisti. Un successo personale e politico che pone senza ombra di dubbio il nome di Martine Aubry tra quelli più gettonati per il ruolo di sfidante di Sarkozy nel 2012. Da qui al 2012 però la strada sarà piena di ostacoli, e diversi dossier attendono la segretaria, primo fra tutti la questione delle alleanze. Allargare o no al centro o ai trotzkisti? Poi bisognerà risolvere l'annosa questione del cumulo delle cariche e decidere che fare con i suoi vecchi rivali Segolene Royal e Bertrand Delanoe, da dopo il congresso divenuti pericolose mine vaganti. Riuscirà Martine Aubry a riportare i socialisti all'Eliseo dopo quasi vent'anni di dominio gaullista e a divenire la prima donna a capo della Francia a 350 anni di distanza da Anna d'Asburgo?

Giovanni Rettore
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lunedì 26 luglio 2010

Le nuove stelle della politica internazionale-Nick Clegg


Nicholas Peter William “Nick” Clegg nasce il 7 gennaio 1967 nel Buckinghamshire, da una famiglia di un certo livello. Il padre Nick Clegg senior è un banchiere, discendente per parte di madre una nobile famiglia russa esiliata durante la Rivoluzione del 1917. La madre è invece olandese. Durante gli anni trascorsi alla facoltà di antropologia a Cambridge, Nick si avvicina al partito conservatore e si iscrive alla “Cambridge University Conservative Association”, che però lascerà dopo soli due anni. Dopo la laurea, comincia un periodo di viaggi per il giovane Nick. Vince una borsa di studio per l'università del Minnesota, vive quindi un periodo a New York dove entra nello staff del giornalista radicale Chris Hitchens. Negli anni successivi lavora a Bruxelles per la commissione Europea, e qui conosce la sua futura moglie, Miriam Gonzalez, figlia di un senatore spagnolo del Partito Popolare e fervente cattolica. I due convoleranno a nozze nel 2000 e ad oggi hanno avuto ben tre figli, per volontà della madre battezzati con rito cattolico. Mentre la storia d'amore tra Nick e Miriam continua, la carriera di Nick comincia a decollare. Nei primi anni '90 si distingue per un'attività giornalistica di successo, che lo porterà a vincere un riconoscimento del “Financial Times”, quindi nel 1994 torna a Bruxelles a lavorare per la commissione europea. Nel 1999 il grande salto in politica con la candidatura alle elezioni europee nella circoscrizione dell'East Midlands per il partito Liberal-Democratico. Nick riesce ad essere eletto e passa 5 anni a Strasburgo. Nick si iscrive al gruppo liberale nel parlamento europeo, e diviene responsabile del gruppo per il commercio e l'industria. Nel 2004, decide di non ricandidarsi all'europarlamento, bensì di tentare la candidatura alla Camera dei Comuni. Nella “pausa” tra l'esperienza a Strasburgo e quella a Londra, Nick il vagabondo lavora per una lobby, la Gplus Europe, preoccupandosi principalmente dei rapporti tra la GPlus ed Hertz e British Gas. Dopo vent'anni passati a giorvagare per il mondo ed essersi fatto un nome in tutti gli ambienti "che contano" del mondo, l'irrequieto Nick decide di tornare a casa. Si candida alle elezioni del 2005 nel seggio di Sheffield Hallam, collegio che fino a poco tempo fa era ritenuto conservatore, ma passato sotto l'influenza liberal-democratica negli ultimi tempi. Nick se la cava più che bene, mantenendo in mano liberal-democratica il seggio con il 51% dei suffragi, riuscendo così ad evitare che la mancata ricandidatura dell'uscente Allan rispedisse in mano ai Tories il seggio. Nick il vagabondo entra così alla Camera dei Comuni. L'allora leader Charles Kennedy, dato il suo passato a Strasburgo ed i suoi contatti con certi ambienti "che contano", lo promuove subito a responsabile dei rapporti con l'Europa del partito liberal-democratico. Quando nel 2006 Kennedy si dimette da leader dei lib-dem, il nome di Clegg comincia a girare come quello di possibile successore. Nick il vagabondo rifiuta, ed appoggia Menzies Campbell, il quale lo ricompensa dandogli il posto di responsabile degli affari interni per il partito. Da questa posizione Clegg si distingue come feroce oppositore delle misure di Blair su sicurezza interna, terrorismo ed immigrazione, giudicando inutilmente repressive le politiche di Blair. Nel 2006, dopo solo un anno, la leadership di Campbell è già logorata, ed i Lib-Dem devono nuovamente tornare a congresso per decidere la nuova leadership. Questa volta Nick il vagabondo decide di rompere gli indugi e provarci. Dopo una sfida all'ultimo voto contro il deputato Chris Hune, vinta con un margine dell' 1,2%, per Clegg è la definitiva affermazione nazionale. Tra il 2008 ed il 2009 i risultati dei lib-dem alle prove intermedie sono altalenanti. I lib-dem si avviano verso la campagna delle elezioni generali con la convinzione di poter, per la prima volta dopo decenni, entrare nella stanza dei bottoni. Le possibilità che si verifichi un "parlamento appeso", senza maggioranza chiara, sono difatti altissime. Nel primo confronto televisivo con Cameron e Brown, Clegg impressiona tutti ed i sondaggi decretano a sorpresa la sua vittoria sui due rivali. Scoppia quindi la Clegg-mania, ed i Lib-Dem volano in testa ai sondaggi, scavalcando pure i conservatori di Cameron. I successivi due confronti però, smontano l'effetto-Clegg. Cameron prende le contromisure adeguate, ed i sondaggi mostrano che l'amore per Clegg è stato decisamente effimero. Il risultato delle urne è abbastanza deludente per gli eredi dei "whigs", 23% in termini di voto popolare e 57 seggi conquistati, addirittura 7 di meno rispetto al 2005. Nonostante il risultato non particolarmente esaltante, i lib-dem son ancora in posizione di kingmaker, dato che nè i tories di Cameron, nè il labour di Brown hanno conquistato la maggioranza assoluta. Clegg per una decina di giorni flirta con tutti, ma appare chiaro fin dall'inizio che si va verso un accordo con i Tories. Difatti nemmeno una coalizione "romanista" (cioè tra liberal-democratici e Laburisti) avrebbe raggiunto la maggioranza assoluta, per arrivare alla "quota magica" di 326 ci sarebbe voluto pure l'apporto dei partitini regionali, creando così una sorta di versione britannica dell'Unione di prodiana memoria. Si arriva quindi all'annuncio ufficiale del'accordo per la coalizione "giallo-blu" tra Tories e Whigs, che ha a disposizione la bellezza di oltre 360 seggi, tra gli insulti e lo scorno dei laburisti che ricoprono il Casini d'oltremanica di epiteti come "rent boy" (gigolò) o "harlot" (puttana). Clegg quindi, nonostante un risultato non esaltante è riuscito comunque a riportare i lib-dem nella stanza dei bottoni dopo decenni. Nell'accordo di coalizione ha però dovuto cedere parecchio ai Tories su immigrazione ed Euro. E' invece riuscito a spuntarla sulla legge elettorale, riuscendo ad ottenere l'agognato referendum che porterà la Gran Bretagna verso l'attuazione su scala nazionale del sistema a "doppia-preferenza" che vige per le comunali londinesi. I lib-dem prendono 5 dei posti ministeriali del gabinetto di Cameron, e Clegg si prende il posto di vice-premier ed il portafoglio per le riforme istituzionali. Insomma, in un modo o nell'altro per Nick il vagabondo la missione è compiuta. I sondaggi però non sono stati finora clementi con gli eredi dei whigs. La parte "di sinistra" dell'elettorato liberal-democratico sembra esser tornato a guardare verso il Labour, mentre la parte di destra si sta riorientando verso i "Tories". Ora i lib-dem oscillano tra il 15 ed il 18% , e forse proprio in chiave di recupero della parte mancina del suo elettorato va vista l'uscita di Clegg sulla guerra in Iraq che ha infastidito alcuni membri del partito Conservatore. Va però detto che l'uscita di Nick il vagabondo era ampliamente prevedibile, i lib-dem infatti sono l'unico partito britannico che s'è sempre opposto al conflitto iracheno, conflitto che comunque sta perdendo il suo supporto anche tra i Tories (vedasi l'uscita dell'ex premier conservatore John Major, il quale sostiene che la guerra in Iraq abbia provocato più danni all'immagine della politica britannica dello scandalo dei rimborsi elettorali). Per quanto ancora durerà la luna di miele fra i neo-sposi Nick e David? Riuscirà Nick a riportare i lib-dem sopra la soglia del 20%, e riuscirà a far fruttare al meglio per il suo partito il sistema a doppia-preferenza?

Giovanni Rettore
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