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Il ritorno di Berlusconi è un investimento. La sua prossima campagna partirà il gorno dopo la sua sconfitta elettorale e finirà con le elezioni successive. Con l'insediamento del prossimo esecutivo, smetterà di inseguire l'avversario e tornerà a dettare ritmo e agenda come un tempo. Farà di tutto per mettere a nudo le eventuali debolezze dell'eventuale prossimo governo di centrosinistra, le sue divisioni interne, le sue incertezze. Cercherà di approfittare di un eventuale peggioramento delle condizioni economiche del paese per tornare alla ribalta con messaggi del tipo: "lo spread non era colpa mia", "la sinistra deve chiederci scusa", "non sanno governare", "sanno fare solo la morale". Insomma, Berlusconi è caduto nel peggiore dei modi possibilie e, se potesse, farebbe cadere il prossimo esecutivo in un modo altrettanto traumatico.
Ha cambiato strategia, non potendo più creare la realtà a suo piacimento, si adatta ad essa. Ha ridimensionato le proprie aspettative. Prenderà il suo caro 18-23% e tornerà ad influenzare in prima persona ogni processo decisionale della vita politica italiana. Ha vinto tante volte grazie alle sue doti da stratega e da domani, proprio grazie a queste, passerà dalla creazione della realtà alla sua pedissequa interpretazione.
Non lo scopriamo mica oggi. Berlusconi ha vinto perché in tutti questi anni è riuscito nell'impresa di far vergognare la sinistra di esser tale. Ha vinto perché ha modellato l'opposizione a suo piacimento. Perché è stato rimosso come un pensiero scomodo, represso come una pulsione libidica e scisso in due come una mela: una parte buona da negare ed una cattiva da frammentare e allontanare da sé nello spazio e nel tempo. Berlusconi è stato affrontato così come un soggetto in posizione schizo-paranoide farebbe. La sinistra italiana ha evitato il "problema Berlusconi" ed ha preferito attaccare l'esistenza stessa di un personaggio del genere piuttosto che studiarlo ed accettarlo in quanto tale. Tanto per capirci, come il frutto della più lucida e spudorata realtà. La realtà di tutti i giorni.
Non è stato soltanto il politico più influente e carismatico che gli italiani abbiano mai avuto. Ha letteralmente occupato tutte le posizioni di rilievo esistenti all'interno della società italiana. È stato il nostro datore di lavoro, la nostra guida, il nostro mentore, il nostro allenatore, il nostro cannoniere, il nostro migliore amico, nostro padre, la nostra rockstar preferita. Ha ricoperto tutti i ruoli possibili. È diventato una nostra proiezione. Ha perso la sua parte umana. È diventato il frutto dell'attività proiettiva tanto dei suoi sostenitori quanto dei suoi oppositori. Da un lato Dio e dall'altro Satana. Il delirio collettivo di un popolo malato, provato da anni di tensioni, stragi, omicidi di stato, bombe in piazza e mafia fattasi costume.
Berlusconi è il crash emotivo che dà il colpo di grazia ad una psiche collettiva troppo provata. Rappresenta il secondo evento caratterizzante di un trauma bifasico da trattare o con l'autoanalisi o con la psicoanalisi (o in entrambi i modi). È un'esperienza impossibile da dimenticare, in grado di nascondere la realtà a milioni di persone come solo un illusionista sa fare: 20 anni di declino economico, culturale, politico e sociale adombrati dalla sua sola presenza. L'intrattenitore di un intero popolo. L'ossessione e la compulsione che libera dall'ansia le genti.


