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Si sono concluse ieri in Grecia le elezioni più importanti degli ultimi decenni, fondamentali non solo per gli aspetti nazionali, ma per gli equilibri dell'intera Europa.
I cittadini greci erano chiamati a eleggere il Parlamento ed indicare quale assetto attribuire al governo: se puntare alla continuità con gli impegni presi dal precedente governo di unità nazionale, votati al rigore, al risanamento dei conti e alle dure misure economiche imposte dall'Unione Europea per concedere allo Stato greco prestiti miliardari, o se scegliere una netta discontinuità rinnegando gli accordi presi e negoziare nuovi accordi con l'UE (con tutti i rischi del caso).
Nelle settimane precedenti il voto non sono mancati gli appelli alla 'responsabilità' del popolo greco, provenienti dalle istituzioni europee, dalla stampa e persino da stati extra-europei come gli USA, dato che l'elezione di un esecutivo contrario al memorandum UE avrebbe significato (si temeva) la probabile uscita della Grecia dall'euro, con possibili ricadute sui paesi europei più indeboliti dalla crisi e gravi ripercussioni sull'intera economia globale; le borse ed i mercati hanno accentuato questa pressione, aggredendo ferocemente l'economia europea.
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