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mercoledì 10 novembre 2010

Elezioni comunali 2011 - Napoli


Slitteranno molto probabilmente al 12 Dicembre le primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco a Napoli, programmate in un primo tempo per il 28 Novembre. L’accordo fra i vari componenti della coalizione ancora non c’è ma tutto lascia presupporre che si andrà verso un rinvio rispetto alla data prestabilita. A spingere per l’allungamento dei tempi sono in primis SeL e Idv che, reclamando più tempo per l’individuazione dei candidati e la conseguente impostazione della campagna elettorale, proprio il 28 Novembre (il giorno inizialmente indicato per la consultazione della base) vorrebbero celebrare una conferenza programmatica con l’obiettivo di approfondire i temi legati allo sviluppo ed al rilancio della città partenopea. In questo modo inoltre le forze a sinistra del Pd guadagnerebbero tempo prezioso in vista della scelta riguardante il nome più forte da schierare nella competizione interna al centrosinistra. Fra i papabili ci sono il responsabile comunicazione e cultura di SeL Gennaro Migliore, l'ex portavoce dei Verdi Grazia Francescato ora in Sel e il docente universitario nonché storico di lungo corso Luigi Mascilli Migliorini. Più contorto il ragionamento dei dipietristi che non partecipando alle primarie, decideranno solo a risultato acquisito l’eventuale sostegno al centrosinistra nella sfida per la successione di Rosa Russo Iervolino. “Riteniamo di appoggiare la decisione di svolgere le primarie nel Gennaio 2011, pur confermando la nostra posizione di non prendervi parte” ha chiarito il segretario cittadino di Idv, Vincenzo Ruggiero. Di diverso avviso i due candidati democratici già scesi in campo per la scalata a Palazzo San Giacomo: sia Umberto Ranieri che Nicola Oddati, infatti, sono favorevoli a rispettare la tabella di marcia in modo da arrivare alla designazione dell’aspirante primo cittadino in tempi brevi allo scopo di cominciare una battaglia che mai come in questo caso si preannuncia apertissima e tutt’altro che scontata, alla luce delle recenti affermazioni del centrodestra alla guida della giunta regionale e di varie giunte provinciali che hanno cambiato colore nell’arco degli ultimi due anni. “Non capisco cosa stiamo aspettando – ha dichiarato Oddati, assessore alla Cultura del comune di Napoli - Ci sono due persone che hanno deciso di scendere in campo a viso aperto e all’orizzonte non vedo altro. Chi vuole aspettare favorirà solamente la sconfitta, come è accaduto per le regionali. Spero che il partito decida per il 28. E dal giorno dopo chi ha perso sosterrà l’altro”. Grandi manovre in corso anche sul versante del centrodestra, impegnato a rafforzare un trend positivo che in Campania ha sorriso non poco alle truppe berlusconiane. Il sogno proibito, il nome ad effetto capace di capitalizzare consensi ed apprezzamenti è legato senza dubbio all’investitura di Mara Carfagna, le cui quotazioni sono salite dopo l’exploit delle regionali, dall’alto delle 57mila preferenze guadagnate sul campo. Ma la titolare del dicastero delle Pari opportunità non ha mai nascosto di voler continuare il suo lavoro in seno all’esecutivo ed allora ecco spiegata la necessità di cercare altri nomi. In ribasso le chance di Maurizio Marinella, fondatore dell’omonima azienda nota in tutto il mondo, da tempo disponibile al grande passo per “amore di Napoli e dei napoletani”. In caso il Pdl scegliesse di non puntare su una personalità della società civile, si fanno insistentemente i nomi di Fulvio Martusciello, capogruppo regionale del Pdl appoggiato da Nicola Cosentino che l’ha definito “un’ottima scelta per la coalizione”, e Marcello Taglialatela, assessore all’Urbanistica della Regione Campania. Restano irrisolti i nodi legati alle alleanze con Udc e Fli che, in caso di mancato accordo, potrebbero dare forma ad uno schieramento centrista in grado di condizionare fortemente il risultato elettorale attraverso una candidatura di spessore come quella di Gianni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Napoli, o di Antonio D’Amato, ex presidente di Confindustria. La neonata formazione finiana chiede il ricorso alle primarie (che rappresenterebbero una novità assoluta per il Pdl) per addivenire al raggiungimento di un patto elettorale. L’ipotesi, dopo aver raccolto crescenti consensi, sembra tramontata. C’è poi l’auto-candidatura di Clemente Mastella: il leader dei Popolari per il sud non sembra intenzionato a ritirarsi dopo aver annunciato la sua discesa in campo. Riuscirà dunque il Pdl a pianificare un’alleanza in grado di attrarre gli altri partiti d’area per strappare al centrosinistra uno dei comuni più importanti in palio nella prossima tornata elettorale?

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venerdì 6 agosto 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Nunzia De Girolamo


Potrebbe essere lei la nuova coordinatrice del Pdl campano, chiamato ad uno scatto di reni dopo il mix di misteri e sospetti sollevato dal presunto complotto ai danni del presidente della Regione, Stefano Caldoro. Nunzia De Girolamo, classe 1975, scalda i motori in vista di un probabile riassetto nella struttura regionale del partito azzurro. Nata a Benevento, la grintosa ragazza sannita si è diplomata presso il liceo classico “Giannone”. Determinata a diventare avvocato fin da giovane, si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza, maturando numerose esperienze nel campo del diritto civile, del diritto tributario e del diritto commerciale e bancario sia sostanziale che processuale. Laureatasi brillantemente, il neo avvocato è nominata in diverse occasioni curatore speciale ex articolo 78 del codice di procedura civile in procedimenti di diritto societario e diritto di famiglia dal tribunale di Benevento ed è consulente legale di numerosi enti e società. Contemporaneamente alla pratica forense, ha collaborato con le facoltà di Economia e commercio e Giurisprudenza presso l’Università degli studi del Sannio. Nel 2004 l’ambiziosa Nunzia decide di partecipare ad un concorso per dottorato di ricerca indetto dall’Università del Molise, conquistando il secondo posto in graduatoria. Dopo aver collaborato dal 2004 al 2008 con il professor Giuseppe Paolone, docente di Economia aziendale, consegue il titolo di dottore di ricerca. La sua propensione al sacrificio ed una volontà di ferro la inducono ad avviare uno studio legale in proprio nell’antica città del Sannio. Dopo aver assimilato le giuste competenze e svolto la pratica forense, vengono dunque sviluppate collaborazioni professionali con altri studi legali sia a Benevento che a Roma. Ma la grande passione è senz’altro la politica, per la quale la parlamentare azzurra ha da sempre una naturale predisposizione, declinata nelle attività di gruppo e nell’interazione con gli altri anche in funzione di obiettivi da perseguire insieme. La capacità di gestire comunità di militanti e giovani ed un impegno basato sul decisionismo e sulla coerenza conducono la giovane attivista ad avvicinarsi a Forza Italia, diventando la coordinatrice cittadina del partito fondato da Silvio Berlusconi. Nel frattempo arriva la nomina a coordinatrice provinciale del movimento giovanile forzista, al quale si dedica con particolare attenzione al fine di favorire l’attivismo sul territorio e lo spirito di gruppo. Coordinatrice della campagna elettorale per le elezioni europee del candidato Mario De Falco, la coordinatrice azzurra contribuisce alla creazione del circolo della libertà a Benevento ed alla nascita di alcuni circoli del buongoverno. Grande appassionata di arte, cinema e scrittura collabora inoltre alla campagna elettorale di Angelo Calligaro in occasione delle elezioni provinciali del 2003. Da vera buongustaia non resiste ai piaceri della tavola e non si fa mancare perfino la partecipazione ad un corso di sommelier. Numerose le attività di volontariato svolte per associazioni e parrocchie, fra cui spiccano vari corsi organizzati dall’Unicef. La svolta in una carriera politica già sfavillante e piena di gratificazioni arriva con la candidatura alle elezioni politiche. Alla base del debutto sul palcoscenico nazionale, oltre all’attivismo politico dimostrato a livello locale, anche un incontro con Silvio Berlusconi. “Ero in piazza dei Martiri per il comizio al gazebo – ricorda con emozione l’aspirante parlamentare, candidata nella circoscrizione Campania 2 – subito dopo salii a Palazzo Partanna, dove Berlusconi incontrò gli industriali. Gli regalai la bambola dell’Unicef utilizzata per la raccolta di fondi in favore dei bambini del terzo mondo”. Bandiera del suo intenso ed appassionato lavoro politico è l’impegno sociale, declinato e vissuto attraverso il contatto diretto con i cittadini :”Sono una cittadina che conosce i problemi della gente – ha affermato l’esponente pidiellina in un’intervista a “Il Giornale” – e dei giovani come me. In Parlamento mi occuperò di questioni sociali, come gli aiuti alle famiglie di handicappati, lavoro e precariato, attenzione alla mancanza di risorse per le fasce più disagiate”. Soprannominata la “Carfagna del Sannio” per via dell’avvenenza e della giovane età, l’onorevole De Girolamo ha preferito sempre glissare sul proprio aspetto fisico perché “credo che sia indifferente. Le persone intelligenti non si fermano all’aspetto esteriore. Io sull’aspetto non ho mai puntato” E a proposito del ministro delle Pari opportunità dice :”E’ molto in gamba. Ha avuto difficoltà a farsi accettare. E’ stata vittima di un retaggio culturale antiquato. Poi le sue qualità sono venute fuori”. Eletta in Parlamento, la deputata sannita presta grande attenzione ai problemi delle donne, come testimonia la presentazione di una proposta di legge volta a modificare il testo unico prorogato dal decreto legislativo 151 in materia di sostegno alla maternità, utilizzazione del congedo parentale e obbligatorietà del congedo di paternità. Convinta sostenitrice della candidatura di Stefano Caldoro a Palazzo Santa Lucia, Nunzia è stata protagonista di una querelle scoppiata all’indomani della formazione della giunta regionale. Alla “Carfagna del Sannio” non è andata giù l’assenza di assessori chiamati a rappresentare le esigenze e le aspirazioni del Sannio e non ha esitato a paventare l’addio alla Campania e il passaggio al Molise così da dare vita ad una nuova regione. Messi da parte gli intenti secessionisti, la polemica è rientrata dopo l’attribuzione delle presidenze di commissione e l’assicurazione che a breve anche il Sannio avrà un suo rappresentante nella squadra di governo. Intanto il nome della componente della direzione nazionale del Pdl è fra i più gettonati in vista di un eventuale ricambio ai vertici regionali. Sarà dunque la promettente ragazza prodigio della politica italiana a prendere le redini del Pdl nel caso in cui Cosentino lasciasse il coordinamento regionale in una delle regioni più strategiche e da qualche anno più prolifiche in termini di consensi elettorali per il centrodestra?

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sabato 24 luglio 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Dorina Bianchi


Medico, deputato, mamma ma soprattutto una donna orgogliosa delle proprie radici, fortemente determinata a migliorare il futuro della sua Calabria. La protagonista in questione è Dorina Bianchi, nata a Crotone il 3 Giugno 1966. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina e chirurgia, esercita la professione di neuroradiologa presso l’ospedale di Cosenza. Ma fin da giovane la sua vera passione si chiama politica. Così nel 2001 si candida nel collegio uninominale della sua città natale per la Casa delle Libertà in occasione delle elezioni politiche. L’aspirante parlamentare, in quota Ccd, viene eletta alla Camera dei deputati, riuscendo a superare per una manciata di voti il centrosinistra in un collegio da sempre difficile per il centrodestra. Dopo aver aderito ufficialmente all’Udc, nel corso della legislatura è la relatrice della legge 40 sulla procreazione assistita, motivando così la sua battaglia finalizzata all’approvazione di “un provvedimento molto delicato che mi ha vista impegnata in prima linea a difesa della donna per colmare l’allarmante vuoto legislativo che permetteva di effettuare qualsiasi tecnica di riproduzione assistita a scapito soprattutto delle donne, spesso sottoposte a trattamenti aggressivi e sovente seguiti da delusioni e fallimenti”. Segretario d’aula e componente della commissione Cultura, scienze ed istruzione, la deputata centrista diventa uno dei principali protagonisti della campagna astensionista in occasione dei referendum abrogativi del 2005. Membro della commissione Trasporti e della commissione Agricoltura nonché della commissione Affari sociali, assume inoltre l’incarico di vicepresidente dell’Osservatorio per il turismo. La scarsa attenzione dell’esecutivo Berlusconi verso il Mezzogiorno è all’origine del progressivo allentamento dei rapporti con la maggioranza. La parlamentare crotonese dapprima lascia l’Udc per aderire al gruppo misto e successivamente passa all’opposizione entrando a far parte della pattuglia della Margherita, dove ricopre il ruolo di responsabile del Terzo settore. Alle elezioni politiche del 2006 arriva la candidatura nella lista dell’Ulivo in Calabria. Rieletta a Montecitorio, l’esponente della Margherita diventa vicepresidente della commissione Affari sociali. Da componente della commissione bicamerale sull’infanzia porta avanti con caparbietà politiche in favore degli adolescenti occupandosi in più di cooperazione internazionale attraverso diverse missioni nel mondo volte alla tutela della salute dei più piccoli. Dal 2007 è la fondatrice e presidente dell’Opaf- Osservatorio Parlamentare Accessibilità e fruibilità che, insieme ad una cinquantina di parlamentari, ha l’obiettivo di promuovere un’opera di monitoraggio a trecentosessanta gradi al fine di favorire l’eliminazione delle barriere non solo architettoniche ma anche culturali e psicologiche. Candidata alle elezioni primarie del Partito Democratico, la caparbia Dorina viene eletta nell’assemblea costituente nazionale in una lista a sostegno del segretario nazionale Walter Veltroni. Alle elezioni politiche del 2008 viene eletta al Senato, dove assume il ruolo di capogruppo democratico nella commissione Igiene e sanità. Membro della commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno degli infortuni sul lavoro ed in particolare sul fenomeno delle cosiddette “morti bianche”, la senatrice del Pd diventa membro della commissione d’inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio sanitario nazionale e della commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Nel corso della legislatura la presidente dell’Opaf entra far parte inoltre della commissione parlamentare sulle questioni regionali. Sensibile ai valori cattolici ed alla morale cristiana, la senatrice calabrese diventa presidente onorario dell’associazione “Dossetti: i valori”. Dal 2009 inizia una fase di progressivo allontanamento dal Pd. Eletta capogruppo in commissione Sanità al posto di Ignazio Marino, noto per le sue posizioni laiche in materia di fine vita, da subito invoca la libertà di coscienza sul voto al ddl Calabrò sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, suscitando critiche e prese di posizione avverse all’interno del partito. Nel Marzo del 2009 la senatrice piddina è al centro di un attacco lanciato da Debora Serracchiani. Dal palco dell’assemblea nazionale dei circoli democratici, a proposito del dibattito inerente il testamento biologico la deputata europea afferma :”E’ giusta la libertà di coscienza ma trovo che sia un errore assoluto quello di aver indicato come capogruppo alla commissione Sanità del Senato chi non è portatore della posizione prevalente del partito”. Preso atto dei forti dissidi interni e della difficoltà di coniugare i propri valori alle posizioni del Pd, Dorina rilascia un’intervista al Corriere della Sera, nella quale annuncia il ritorno nell’Udc, denunciando lo spostamento a sinistra del Pd e precisando allo stesso tempo di sentirsi ormai solo ospite. Tornata nel partito di Casini, l’ex senatrice Pd diventa vicepresidente del gruppo Udc, Svp, Io sud e Autonomie ed entra a far parte della commissione Lavori pubblici e comunicazioni. Da quest’anno fa parte inoltre della commissione Industria, commercio, turismo. Fra le battaglie più sentite condotte con tenacia dalla parlamentare centrista vanno annoverate quella contro la violenza sulle donne e sui minori e l’azione di denuncia e contrasto contro gli sprechi e la cattiva gestione della sanità, in particolar modo nella sua amata Calabria, che figura fra le regioni più colpite da episodi legati alla malasanità. Fra i pilastri dell’azione politica della vicepresidente dell’Udc anche l’attenzione nei confronti dei giovani e delle donne :"Credo in una politica giovane e nei giovani in politica – ha chiarito di recente – e in questo senso ho presentato una proposta di legge per porre un limite d’età per candidarsi, favorendo l’inserimento dei giovani nelle istituzioni. Ma credo anche nell’impegno femminile, per questo ho maturato un tracciato politico come donna e a dispetto dell’età”. Elegante e sobria, da alcuni mesi l’astro nascente del partito di Casini fa capolino in tv. Diretta e mai fuori posto, Dorina Bianchi è riuscita a ritagliarsi un proprio ruolo in un panorama politico tutt’altro che facile per una donna testarda e orgogliosa come lei, pronta a sfidare posizioni di rendita e luoghi comuni.

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martedì 13 luglio 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Souad Sbai‏


Passione e fatica al servizio delle donne arabe immigrate in Italia declinate in una battaglia perenne finalizzata a migliorare il tenore di vita di una delle fasce della popolazione più colpite da soprusi e angherie. E’ una storia piena di coraggio ed amore quella di Souad Sbai, donna dalle mille risorse che può vantare la forza fiera di chi ha toccato con mano l’orrore della discriminazione e ha saputo rialzarsi senza perdere quella dignità inalienabile ma talvolta preda dei peggiori istinti umani in grado di spegnere il fuoco della speranza, emblema della fierezza di chi si oppone al sonno della ragione pur sapendo che ne pagherà le conseguenze sulla propria pelle. Nata a Stettat, in Marocco, il 5 Febbraio 1961, negli occhi e nel cuore della piccola Souad alberga la voglia di impegnarsi attivamente a favore dell’emancipazione della figura femminile, ancora legata ad un passato di soggiogamento da un’interpretazione oltranzista e reazionaria della Sharia che in alcuni Paesi islamici si traduce in una persistente ed inaccettabile negazione dei pur minimi diritti garantiti a quello che resta a tutti gli effetti il sesso debole. Così la promettente Souad studia, si applica poi arriva il trasferimento in Italia, dove si integra senza problemi, divenendo cittadina italiana nel 1981. Brillante il suo percorso di studi, fra cui spicca l’iscrizione alla facoltà di Lettere e filosofia all’Università La Sapienza, dove consegue la laurea con una tesi sul diritto islamico. L’intraprendente Souad non si ferma di certo qui e decide di iscriversi al dottorato di ricerca in Diritto comparato presso la facoltà degli Studi politici e per l’alta formazione europea e mediterranea alla Seconda Università di Napoli “Jean Monnet”. La tesi, agguantata nell’anno accademico 2004-2005, non poteva che riguardare un tema a lei molto caro, ovvero “Diritti delle donne e associazionismo femminile nei Paesi del Maghreb”. L’esponente del Pdl è in prima linea contro la feroce pratica dell’infibulazione, imposta sul corpo delle donne perfino nel cuore dell’Europa. Proprio l’infibulazione è l’argomento trattato nell’ambito del master in medicina sociale, organizzato nel 2006 dall’Università Sant’Andrea di Roma, al quale partecipa in veste di docente. Fra le priorità dell’attività formativa e sociale, svolta dalla paladina dei diritti delle donne, ci sono le dinamiche connesse all’immigrazione volte a garantire e rafforzare il più possibile l’integrazione degli stranieri in Italia. “Immigrazione e integrazione” è il titolo del master organizzato presso la Seconda Università di Napoli “Jean Monnet”, per favorire il dialogo fra le culture e fra le diverse confessioni religiose. Ideatrice e strenua organizzatrice di convegni e seminari internazionali sui temi dell’immigrazione, ha vestito i panni di docente in numerosi corsi di laurea e master tenuti all’Università La Sapienza ed all’Università degli studi Roma tre. Innumerevoli inoltre le esperienze acquisite nel campo dell’informazione, a partire dall’attività di giornalista e caporedattore del mensile in lingua araba “Al Maghrebiya”, edito in lingua araba e appositamente pensato per spiegare usi e costumi dell’Italia alla folta schiera di immigrati presenti nel nostro Paese. Opinionista del quotidiano “Avvenire”, Souad scrive con cadenza regolare sul quotidiano online “L’Occidentale”. Promotrice del centro culturale “Averroè” di Roma per la diffusione delle culture dell’area prospiciente il Mediterraneo, dal 1997 assume l’incarico di presidente dell’associazione Acmid- Donna onlus, l’associazione delle donne marocchine in Italia. Dal 1994 al 1998 è stata responsabile delle relazioni pubbliche della rivista mensile “Oltre”. La caporedattrice di “Al Maghrebiya” può vantare una collaborazione con Raitre per il programma sull’immigrazione “Un mondo a colori”, dedicato al racconto ed all’approfondimento dei casi di stranieri che sono riusciti a trovare fortuna e lavoro nel Belpaese, testimoniando in prima persona la capacità di integrarsi fuori dal proprio Paese. Nel 2005 la paladina dei diritti femminili entra a far parte della federazione per l’Islam moderato e pluralista, istituito presso il ministero dell’Interno mentre nel 2007 diventa componente della commissione “Salute e immigrazione”, costituita presso il ministero della Salute. Il suo impegno al fianco delle donne emarginate e sfruttate nonché la caparbietà nell’affrontare di petto temi tutt’altro che facili consentono alla portavoce delle donne marocchine in Italia di farsi notare ed apprezzare anche a livello politico. La proposta di candidarsi in occasione delle elezioni politiche del 2008 arriva dai vertici del Pdl. Un’occasione preziosa per portare all’interno del Parlamento le istanze dei tanti immigrati desiderosi di integrarsi in Italia rispettando le regole ed evitando rischiose derive verso l’estremismo e l’integralismo più duro. Eletta nella circoscrizione Puglia, la parlamentare pidiellina si caratterizza subito per il suo attivismo. Fra le proposte di legge presentate come firmatario vanno segnalate l’istituzione della consulta permanente per l’immigrazione, le modifiche all’articolo 21 del testo unico sulle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero con particolare riferimento alle quote riservate nella determinazione dei flussi di ingresso dei lavoratori stranieri nonché una modifica all’articolo 12 del testo unico delle imposte sui redditi in materia di incremento delle detrazioni per carichi di famiglia in favore delle donne lavoratrici. Buona parte dell’attività parlamentare dell’esponente del centrodestra è caratterizzata dalla ferma opposizione alla negazione dei diritti umani, a cominciare dall’imposizione di indossare il burka o il niqab. Il 6 Maggio 2009 l’onorevole Sbai ha presentato una proposta di legge finalizzata all’introduzione del divieto di indossare i tradizionali copricapo islamici. La sfida a dogmi apparentemente imbattibili e tradizioni arcaiche non si fa solo nelle aule del Parlamento! E così l’intransigente Souad si mobilita per Sanaa ed Hina, due giovani ragazze accomunate da uno stile di vita “troppo occidentale” per poter essere accettate dai rispettivi padri, resisi protagonisti di due efferati figlicidi. Toni fermi, linguaggio privo di ambiguità, la deputata del Pdl ha ormai guadagnato visibilità e prestigio, come testimoniano le crescenti ospitate in tv, specialmente quando si parla di argomenti connessi all’integrazione, alle politiche sull’immigrazione ed al ruolo della donna nelle società islamiche. C’è da scommettere dunque che sentiremo parlare ancora a lungo di questa piccola grande donna disposta a lottare per la libertà e l’uguaglianza.
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martedì 6 luglio 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Sonia Alfano


Una vita spesa nella lotta alla mafia e nel riscatto della società siciliana. Sonia Alfano è sicuramente una delle novità più apprezzabili in un contesto politico perlopiù avulso a cambiamenti e facce nuove. Nata nel 1971 a Messina, la paladina della guerra alle cosche di Cosa Nostra si diploma presso il liceo classico “Luigi Valli” di Barcellona Pozzo di Gotto, dedicandosi poi alla carriera universitaria. Ma l’improvvisa morte del padre Beppe, ucciso l’8 Gennaio del 1993 per via delle sue inchieste scomode sulla mafia, la induce ad interrompere gli studi. In seguito alla morte del padre, la giovane Sonia comincia un’intensa attività antimafia per accertare la verità sul terribile omicidio e sui cosiddetti “mandanti di terzo livello”, ovvero sui mandanti occulti. Nel 2003 denuncia depistaggi nelle indagini e il coinvolgimento dei servizi segreti italiani. Pochi giorni dopo la denuncia pubblica, la Dda di Messina, pressata dal clamore delle rivelazioni di Sonia, decide di riaprire le indagini, tuttora in corso. Nel 2004 è in prima linea nella battaglia tesa a far luce in merito alla morte del dottor Attilio Manca, inizialmente considerata come un suicidio. Risale al 2006 la richiesta di scioglimento del comune di Barcellona Pozzo di Gotto a causa di infiltrazioni mafiose ma l’istanza non viene accolta. Fra le battaglie più sentite ci sono anche quelle sindacali, a partire dalle gravi carenze organizzative nella gestione delle emergenze da parte della Protezione Civile della Regione Sicilia, presso la quale lavora tutt’oggi con la qualifica di funzionario. All’origine delle polemiche con i vertici del dipartimento c’è la drammatica situazione di 300 precari che da quindici anni lavorano presso gli uffici della Protezione civile. Nel Giugno del 2007 la pasionaria dell’Idv è riuscita a consegnare personalmente una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha accettato di occuparsi della questione. Ed è proprio la battaglia sindacale a portare la funzionaria della Regione Sicilia alla ribalta nazionale con una serie di interviste rilasciate a trasmissioni televisive e testate nazionali, fra cui Il Corriere della Sera, Il sole 24 ore e Le Iene. Oggi una parte dei precari è stata regolarizzata mentre le carenze organizzative sono state parzialmente risolte. Insieme a Rita Borsellino è stata poi sottoscrittrice di un appello, indirizzato al Capo dello Stato, per chiedere il trasferimento dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella. Ad originare la protesta, la richiesta del titolare del dicastero della Giustizia, determinato a chiedere il trasferimento di Luigi De Magistris, Pm della procura della Repubblica di Catanzaro nonché titolare dell’inchiesta “Why not”, che ha visto coinvolti Prodi e Mastella. Allo scopo di difendere il Pm di Catanzaro, la leader antimafia, insieme al movimento “E adesso ammazzateci tutti”, organizza una seguitissima campagna di solidarietà, avviando allo stesso tempo una petizione su scala nazionale. Diventata coordinatrice regionale del movimento antimafia “E adesso ammazzateci tutti”, nel novembre del 2007 si incatena al cancello della Prefettura di Palermo insieme a decine di familiari di vittime innocenti della mafia per chiedere al Parlamento di equiparare le normative a favore dei familiari delle vittime di mafia con i familiari delle vittime del terrorismo. La scalata verso l’impegno più propriamente politico prosegue grazie all’avvio della petizione “Chiediamo i danni a Cosa nostra”. Frutto della raccolta firme è l’articolo 17 della legge finanziaria 2008 che ha obbligato la Regione Sicilia a costituirsi parte civile in tutti i processi per favoreggiamento alla mafia da parte di amministratori e dipendenti della pubblica amministrazione. Nel 2008 l’astro nascente del panorama politico italiano viene eletta presidente dell’associazione nazionale dei familiari delle vittime di mafia. La svolta arriva il 28 Febbraio con l’annuncio della sua candidatura candidata alla Presidenza della Regione Siciliana nelle Elezioni del 2008 alla guida della lista “Amici di Beppe Grillo con Sonia Alfano presidente”. Senza tentennamenti e paure, l’aspirante governatrice conduce una campagna elettorale all’insegna della verità e della trasparenza, puntando l’attenzione sulle tante criticità dell’isola, a cominciare dall’emergenza lavoro e dalla lotta alla criminalità organizzata. La candidata grillina conquista 69.511 voti pari al 2,4% arrivando terza, dopo Raffaele Lombardo e Anna Finocchiaro. Conclusa la corsa alla poltrona di governatore, la presidente del movimento “E adesso ammazzateci tutti” accetta la proposta di candidatura come indipendente nelle liste di Italia dei Valori in occasione delle elezioni europee. In un vorticoso tour de force che la porta in giro per l’Italia, l’esponente dipietrista si fa portavoce delle istanze di legalità e trasparenza chieste a gran voce dall’elettorato, non lesinando aspre critiche all’indirizzo del governo. Il risultato è positivo, dall’alto dei 165mila voti conquistati in tutta Italia. E’ la circoscrizione dell’Italia centrale a tributarle il consenso maggiore con 31.264 preferenze, seguita dalle 29.924 guadagnate nella circoscrizione meridionale. Buono anche il riscontro ottenuto nel Nord ovest con 28.104 voti e nelle isole, dove raccoglie 27.166 preferenze mentre la circoscrizione Nord est le tributa 26.011 voti. Per effetto delle rinunce e delle candidature multiple che l’hanno preceduta, la neo parlamentare europea mette piede a Strasburgo, aderendo al gruppo Alleanza dei democratici e dei liberali per l’Europa (Alde). Membro della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni, l’onorevole Alfano è supplente della commissione Controllo di bilancio. Fa parte inoltre delle delegazioni “Assemblea parlamentare Euromediterranea” e “Maghreb”. Piglio deciso, linguaggio crudo e scarsamente incline al politically correct, la deputata europea è sovente al centro di polemiche per via delle sue dichiarazioni spesso sopra le righe. Fra queste va segnalata la sua affermazione incendiaria inerente l’aggressione ai danni del presidente del Consiglio, consumata in Piazza Duomo :"Da subito non ho dato solidarietà al premier per l’attacco subito e non gliela darò mai. Certo condanno ogni forma di violenza fisica – ha scandito il volto nuovo dell’Idv – ma sono una persona coerente. Non posso dare solidarietà ad un presidente del Consiglio che è un frequentatore di minorenni, un piduista, un corruttore, un frequentatore di mafiosi, un uomo che non ha il senso dello Stato”.
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giovedì 1 luglio 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Maurizio Lupi


E se fosse lui il cavallo vincente a cui aggrapparsi per vincere la sfida di Milano? Sarà forse fantapolitica ma quello di Maurizio Lupi è uno dei nomi più gettonati nel Pdl nel caso in cui si decidesse di puntare su una candidatura totalmente inedita finalizzata a confermare il comune meneghino. Nato a Milano nel 1959, il passionario Maurizio si dedica all’attività sociale fin da giovane. E’ l’adesione a Comunione e liberazione a segnare la sua vita, a partire dall’amicizia con don Luigi Giussani, rafforzata negli anni dell’università. Dopo aver completato nel 1978 il liceo scientifico e conseguito la laurea in Scienze politiche presso l’Università Cattolica del Sacro cuore di Milano con una tesi dal titolo “L’introduzione del sistema editoriale integrato nel giornalismo quotidiano”, approda al mondo del lavoro prima come assistente personale dell’amministratore delegato del settimanale "Il Sabato", in seguito come capo ufficio stampa e responsabile pr della Fiera di Milano per poi essere nominato amministratore delegato di Fiera Milano congressi nel 1994. Iscritto all’ordine dei giornalisti della Lombardia dal 1984 come giornalista pubblicista, il deputato azzurro è inoltre socio della Federazione relazioni pubbliche italiane dal 1990. Dal 1989 il fervente attivista ciellino si occupa dello Smau come membro del consiglio di amministrazione. L’avventura politica inizia nel 1993 in concomitanza con le elezioni comunali di Milano. Cuore e passione portano l’ambizioso Maurizio a centrare l’obiettivo. Il neo consigliere riveste per tre anni la carica di vicepresidente dell’assise municipale. Nel 1996 diventa presidente della commissione Urbanistica mentre nel 1997 viene scelto dal sindaco Gabriele Albertini in qualità di assessore allo Sviluppo del territorio, edilizia privata e arredo urbano. La tenacia nell’azione amministrativa e il consenso guadagnato strenuamente in anni di duro lavoro proiettano l’assessore della giunta meneghina sul palcoscenico nazionale. A notarlo è Silvio Berlusconi in persona, che lo sceglie come candidato nelle liste di Forza Italia in occasione delle elezioni politiche del 2001. L’esponente azzurro non delude le aspettative e conquista il seggio numero 15 della Camera dei deputati. Appena entrato a Montecitorio, viene eletto capogruppo di Forza Italia nella commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici. In seguito l’onorevole Lupi assume anche l’incarico di responsabile nazionale del dipartimento Lavori pubblici e territorio del soggetto politico fondato da Berlusconi, poi diventato Organizzazione territoriale del partito. Il cambio di maggioranza e l’insediamento di Romano Prodi a Palazzo Chigi portano ad un rinnovamento degli equilibri politici. L’ex capogruppo della commissione Ambiente, rieletto nella circoscrizione Lombardia 1, diventa dunque parlamentare d’opposizione. Nel frattempo viene nominato commissario provinciale a Parma. Terminata l’esperienza prodiana e mandato a casa il fragile governo di centrosinistra, il dirigente azzurro torna a sedere sui banchi della maggioranza. Ad inizio legislatura viene eletto vicepresidente della Camera. Un ruolo istituzionale di primo livello che lo porta ad arbitrare le infuocate riunioni di Montecitorio in sostituzione di Fini. Fondatore dell’intergruppo parlamentare per la sussidiarietà, l’esponente Cl è inoltre promotore, assieme ad Ermete Realacci, della proposta di legge sui piccoli comuni nonché della nuova legge sui principi di governo del territorio. In questa legislatura è presidente del comitato per la comunicazione esterna, del comitato per la sicurezza e della commissione esaminatrice del premio intitolato alla memoria di Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli. Il parlamentare pdiellino è inoltre membro della commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici. Ma il novero degli incarichi parlamentari assunti dall’astro nascente del Pdl non finisce qui : oltre ad essere infatti membro della commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, è anche membro della sezione giurisdizionale dell’Ufficio di presidenza. Intramontabile la passione per la corsa e l’attività sportiva, testimoniata dalla fondazione del “Montecitorio marathon road runners club”. Fede e militanza politica si mischiano nella carriera politica di uno degli esponenti politici più vicini al presidente del Consiglio fin dai tempi in cui esisteva ancora Forza Italia. Volto disteso, linguaggio chiaro e preciso, Maurizio Lupi è fra i rappresentati del centrodestra più presenti in tv e sui giornali, dove si batte in difesa delle leggi e delle decisioni intraprese dal governo. Di recente è stato protagonista di un duro botta e risposta in diretta televisiva. Sono già passate alla storia le immagini dello scontro che ha visto Maurizio Lupi e Daniela Santanchè confrontarsi senza mezzi termini con i finiani Urso e Bocchino nel corso di una rovente puntata de “L’ultima parola”, il talk show politico condotto da Gianluigi Paragone. Intanto il nome del numero due di Montecitorio aleggia sulle comunali del prossimo anno. Al momento sembra scontata la riproposizione del sindaco uscente Letizia Moratti ma non mancano dubbi ed interrogativi. In base alle ultime indiscrezioni, per il primo cittadino del capoluogo lombardo potrebbero spalancarsi le porte di amministratore delegato dell’Expò. Nel caso in cui quella che al momento appare una semplice indiscrezione diventasse realtà, il Pdl dovrebbe trovare un nuovo candidato. A figurare fra gli aspiranti inquilini di Palazzo Marino, infatti, compare proprio l’ex amministratore delegato della Fiera di Milano. Avversari e alleati sono avvisati. C’è da scommettere che nei prossimi mesi la domanda sarà sulla bocca di tutti : toccherà dunque ad uno dei maggiori e più apprezzati esponenti di Comunione e liberazione mantenere alta la bandiera del centrodestra nella storica roccaforte berlusconiana?

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mercoledì 23 giugno 2010

Le (nuove) stelle della politica italiana - Sergio Chiamparino


Una vita da mediano. E’ questa la metafora che sembra calzare a pennello per descrivere la vita politica e la carriera di Sergio Chiamparino, uno dei nomi più gettonati per la futura leadership del Partito democratico. Nato nel 1949 a Moncalieri, l’uomo forte del Pd al liceo preferisce il diploma da sommelier, al quale segue l’iscrizione alla facoltà di Scienze politiche presso l’Università di Torino, dove il giovane Sergio si appassiona alla ricerca lavorando come compilatore di questionari. Nel frattempo arriva il Sessantotto ed il poco più che ventenne universitario non nasconde una certa diffidenza nei confronti delle elite studentesche del movimento :” Sulla scelta politica di campo hanno influito un po’ le tendenze familiari, ma soprattutto l’ambiente di fermento culturale che si viveva in quegli anni. "Ho visto nell’allora Partito comunista – spiega il sindaco di Torino – una grande risorsa attraverso la quale raggiungere quegli obiettivi di maggiore giustizia sociale che in fondo erano quelli che ci animavano. Non sono pentito di quella scelta. Al contrario. Ho semmai il rimpianto di non essere stato capace di fare a sufficienza battaglie politiche su questioni che sentivamo, ma che esorcizzavamo, a cominciare dalla realtà dei paesi comunisti. Avrebbe forse fatto bene anche al partito”. Intanto la carriera di ricercatore prosegue indisturbata fino al 1975, quando decide di dedicarsi alla politica, candidandosi al consiglio comunale di Moncalieri. La prima avventura elettorale viene vinta senza problemi ed il neo consigliere diventa capogruppo del Pci in comune. La crescente visibilità e la capacità dimostrata nella veste di consigliere comunale valgono al Chiampa, come lo definiscono bonariamente amici e simpatizzanti, la promozione a responsabile del dipartimento economico del Pci a Torino, a cui segue la nomina a consulente economico della delegazione Pci presso il Parlamento europeo. Proprio la competenza acquisita sui temi del lavoro e dei diritti sociali gli consentono di arrivare alla segreteria regionale della Cgil, dove rimarrà per due anni dal 1989 al 1991. Lasciato l’incarico sindacale, torna al suo vero, grande amore : l’attività politica. Il ritorno alla militanza ed all’impegno politico è accelerato dalla nomina a segretario provinciale del Pds. Con grinta e dedizione, l’ex numero uno della Cgil piemontese guida il vertice provinciale della Quercia per ben cinque anni. Nel 1993 ecco una nuova sfida dietro l’angolo. In questo caso si tratta del rinnovo del consiglio comunale di Torino. Forte della popolarità e della stima conquistata in tanti anni di battaglie economiche e sociali, l’aspirante consigliere centra l’elezione ed entra a far parte della pattuglia diessina presente in comune. L’ascesa dell’esponente diessino è inarrestabile. Per lui si spalancano anche le porte di Montecitorio, dove viene eletto deputato nel 1996. La svolta, inattesa quanto per certi versi drammatica, giunge nel marzo del 2001. Nel bel mezzo della campagna elettorale per le comunali, l’ex dirigente comunista viene chiamato dal suo partito a sostituire il candidato sindaco Domenico Carpanini, già vice nonché fedelissimo di Valentino Castellani, morto improvvisamente a causa di un’emorragia cerebrale mentre era impegnato in un dibattito elettorale con il suo sfidante Roberto Rosso. Nel giro di pochissimo tempo, l’aspirante primo cittadino del centrosinistra riesce ad organizzare un’efficace campagna elettorale a ridosso dell’importante test amministrativo. Il primo turno termina con un sostanziale testa a testa fra i due candidati più accreditati. A Chiamparino va il 44,9% delle preferenze mentre Roberto Rosso conquista il 44,4%. Si va dunque al ballottaggio in un clima di forte tensione. Per la prima volta infatti il centrosinistra rischia di perdere la storica roccaforte operaia, uno dei pochi comuni non ancora caduti sotto l’avanzata delle truppe leghiste e forziste nelle regioni settentrionali. Ma al secondo turno l’uomo forte del Pd al nord vince con il 52,8%, sconfiggendo sul filo di lana il candidato del centrodestra. L’inquilino di Palazzo Civico si mette subito al lavoro diventando in poco tempo un punto di riferimento del centrosinistra non solo regionale ma anche nazionale. L’intensa attività amministrativa e la capacità di fornire soluzioni pragmatiche alle esigenze dei cittadini consentono al primo cittadino del capoluogo torinese di raggiungere una serie di importanti traguardi, fra cui la preparazione e la gestione dei XX Giochi olimpici invernali, un volano per lo sviluppo della città e la realizzazione di numerose opere pubbliche come la metropolitana. Le Olimpiadi portano Torino al centro del mondo e sanciscono la popolarità e la notorietà dell’inquilino di Palazzo Civico, che può affrontare senza patemi d’animo le elezioni per la riconferma della poltrona di sindaco. Il risultato non lascia adito a dubbi. Il sindaco uscente viene riconfermato con il 66,6% mentre Rocco Buttiglione, candidato del centrodestra, si ferma al di sotto del 30%. Forte del consenso personale in costante crescita, l’ex dirigente del Pci si proietta in ottica nazionale ed interviene con sempre maggiore assiduità nel dibattito politico nazionale. Indicato da Veltroni come ministro ombra del Federalismo nel 2008, l’austero Sergio può finalmente occuparsi di un tema che ha da sempre a cuore, sul quale talvolta appare più vicino alla Lega che alle posizioni ufficiali assunte dal suo partito. Eterna promessa del Pd, il sindaco di Torino sembra sempre sul punto di scendere in campo : si fa il suo nome per le primarie del Pd ma poi ci ripensa. Scalda i motori per il dopo Veltroni ma ancora una volta desiste. “Non ho alcuna intenzione di andare in pensione o portare i miei nipotini ai giardinetti – ha dichiarato di recente l’esponente democratico – anche perché non ho nipotini”. Intanto il prossimo anno dovrà lasciare la guida della giunta comunale dopo due mandati consecutivi. Assodata dunque la volontà di continuare nell’attività politica, amici e nemici si chiedono : quale sarà il futuro di uno dei pochi elementi vincenti del centrosinistra al nord?

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giovedì 17 giugno 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Gianni Alemanno


L’importante non è cadere ma sapersi rialzare. E’ questo il motto che sembra caratterizzare la vita politica del protagonista della storica vittoria che ha portato per la prima volta il centrodestra alla conquista di Roma. Il merito della caduta della città simbolo del predominio amministrativo del centrosinistra negli enti locali va ascritto a Gianni Alemanno che ha saputo rialzarsi e vincere dopo l’esito tutt’altro che positivo della sfida con Walter Veltroni. Nato il 3 Marzo 1958 a Bari, il caparbio Gianni è un militante politico di lungo corso. Fin da giovanissimo infatti fa politica attivamente nelle scuole e nelle università romane. Nonostante sia nato nel capoluogo pugliese, vive, lavora e fa politica a Roma dal 1970. Dopo aver frequentato il liceo scientifico “Augusto Righi”, si laurea in Ingegneria per l’ambiente e il territorio, iscrivendosi successivamente all’ordine degli ingegneri della provincia di Roma, settore civile ed ambientale. Negli anni Ottanta è uno dei leader della corrente rautiana del Fronte della gioventù insieme a Marco Valle, Riccardo Andriani, Flavia Perina, Antonello Ferdinandi, Paola Frassinetti e Fabio Granata che si contrapponeva all’ala almirantiana guidata da Gianfranco Fini. Nel 1982 il militante missino diventa segretario provinciale del Fronte della gioventù a Roma mentre nel 1988 raccoglie il testimone da Gianfranco Fini alla carica di segretario nazionale del movimento giovanile del Msi. Il neo segretario resta in carica fino al 1991, caratterizzando la sua leadership verso una più spiccata linea movimentista attraverso la ripresa di tematiche sociali e filo nazionali. Nel 1990 il salto nell’agone politico con l’elezione al consiglio regionale del Lazio. Sono gli anni della svolta di Fiuggi in cui il consigliere regionale missino, insieme ad altri dirigenti del movimento sociale, decide di fondare Alleanza nazionale abiurando le vecchie posizioni estremiste in favore di una destra liberale, nazionale e conservatrice. Nel 1994 l’esponente aennino viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati, vincendo nel collegio 19 della circoscrizione Lazio 1. Nello stesso anno arriva la nomina a dirigente del Dipartimento per le politiche del volontariato e dell’associazionismo di An. Rieletto alla Camera nel 1996, l’attuale sindaco della Capitale fonda, insieme a Francesco Storace, l’associazione Area e da quel momento si impegna alacremente nell’associazionismo culturale e nel volontariato, contribuendo a promuovere diverse iniziative non profit, fra cui l’associazione Area della quale ancora oggi è membro all’interno del comitato di direzione. Fra le altre associazioni di cui è promotore figurano inoltre il gruppo ambientalista “Fare verde”, l’ong per la cooperazione internazionale “Movimento comunità”, l’associazione di volontariato “Modavi” e la fondazione “Nuova Italia”. Nel 2000 il parlamentare aennino viene scelto come responsabile organizzativo per la campagna elettorale di Francesco Storace, che riesce a battere il governatore uscente del centrosinistra Piero Badaloni. L’anno seguente è il responsabile del programma politico del candidato sindaco a Roma del centrodestra Antonio Tajani. Alle elezioni politiche del 2001 arriva la rielezione alla Camera dei deputati nel collegio 21 della circoscrizione Roma 1. Ma la svolta arriva all’indomani del ritorno di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Il premier assegna ad Alemanno il ministero delle Politiche agricole e forestali. Diverse le battaglie ambientaliste condotte dal neo ministro, fra cui il costante impegno a favore delle coltivazioni biologiche e la difesa dei prodotti nazionali. Nel 2003 è promotore e presidente della prima conferenza euro-mediterranea sulla pesca e sull’agricoltura, nel corso della quale vengono definite nuove regole per difendere gli interessi dei pescatori e degli agricoltori. Nel 2004 il titolare delle Politiche agricole viene nominato vicepresidente di Alleanza nazionale insieme ad Altero Matteoli e Ignazio Larussa. Nel 2006 Gianni Alemanno viene indicato dal centrodestra come candidato sindaco sulla poltrona più alta del Campidoglio. Una vera e propria missione impossibile se si considera che dall’altra parte c’è il sindaco uscente Walter Veltroni, in quel momento all’apice della popolarità e del consenso. L’aspirante primo cittadino del centrodestra non si scoraggia e conduce una campagna elettorale finalizzata a mettere in luce le pecche e le mancate promesse dell’amministrazione comunale uscente, raccogliendo il 37,1% mentre Veltroni viene riconfermato sindaco. Due anni dopo ecco l’inatteso colpo di scena! Le dimissioni anticipate del leader del Pd, candidatosi contro Berlusconi alle politiche, portano l’Urbe nuovamente alle urne. Il neonato Pdl decide di ridare fiducia al leader dell’opposizione in consiglio comunale che, da parte sua, incentra la nuova campagna elettorale, il cui slogan è “Roma cambia”, sulla voglia di rinnovamento dell’elettorato romano. Il primo turno vede il candidato del Pdl al 40,7%, dietro a Rutelli che riporta il 45,8%. Pur non siglando apparentamenti ufficiali in vista del ballottaggio, all’esponente pidiellino giunge il sostegno de La Destra di Storace e della Rosa Bianca guidata da Baccini. Il 28 Aprile è una data storica. Con 783225 preferenze, ovvero il 53,6%, Alemanno diventa il primo sindaco di centrodestra della Capitale, spezzando la filiera delle giunte di centrosinistra susseguitesi quasi ininterrottamente dal 1976. Una vittoria forse addirittura più bella e inattesa rispetto alla netta affermazione di Silvio Berlusconi alle concomitanti elezioni politiche. Per la prima volta, infatti, la coalizione capitanata dall’ex leader di Forza Italia guida contemporaneamente Roma e Milano. Fra le prime decisioni assunte dall’inquilino del Campidoglio vanno segnalate la dotazione di armi da fuoco ai vigili urbani, l’accordo con il ministro degli Interni Maroni volto alla dislocazione di trecento militari per presidiare quartieri e stazioni periferiche, l’avvio dei lavori di completamento della nuova tangenziale est a Tiburtina. Intanto l’infaticabile Gianni continua a darsi da fare senza sosta per la modernizzazione e la risoluzione delle tante criticità che attanagliano la città eterna in attesa di conoscere il suo avversario nella tutt’altro che semplice sfida per la riconferma alla guida della giunta comunale. Nonostante manchino ancora tre anni, la domanda che tutti si pongono è : riuscirà il sindaco di Roma a dimostrare che la vittoria del 2008 non è stata una semplice parentesi nella vita politica ed amministrativa della Capitale?

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venerdì 11 giugno 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Nicola Zingaretti


E’ a capo della giunta provinciale di Roma da due anni ma in tanti lo vedono già proiettato sulla poltrona più alta del Campidoglio. Il politico in questione è naturalmente Nicola Zingaretti, fratello del più famoso ed apprezzato Luca, celebre nei panni dell’immarcescibile commissario Montalbano. Nato l’11 Ottobre 1965 a Roma, il bonario Nicola si avvicina per la prima volta all’associazionismo laico e di sinistra nel 1982 quando a diciassette anni prende parte al movimento per la pace. Nel 1981 viene eletto segretario nazionale della Sinistra giovanile mentre l’anno successivo arriva il grande balzo con l’entrata in consiglio comunale. Fondatore dell’associazione di volontariato antirazzista “Nero e non solo”, impegnata nelle politiche dell’immigrazione e per una società multietnica e multiculturale, si occupa assiduamente di ambiente e sviluppo sostenibile in qualità di membro del consiglio comunale. Sono anni di forte impegno in difesa della legalità e contro la mafia, a cominciare dall’organizzazione di numerose iniziative in memoria di Falcone e Borsellino, fra cui il primo campeggio giovanile antimafia a San Vito Lo Capo. L’allora dirigente diessino ricopre la carica di presidente dell’Unione internazionale della gioventù socialista nonché vicepresidente dell’Internazionale socialista. E’ in questa veste che il consigliere comunale diessino ha l’occasione di vivere in prima persona alcune fra le più significative vicende politiche degli ultimi anni, contribuendo a ricostruire la rete con i partiti e le organizzazioni giovanili democratiche e progressiste in Bosnia Erzegovina all’indomani della firma degli accordi di Dayton, stipulati nel Dicembre del 1995. Il rampante Nicola viene inoltre nominato rappresentante del comitato delle Nazioni Unite per l’anno mondiale della Gioventù ed interviene, con non poca emozione, all’Assemblea generale dell’Onu. Tra il 1998 e il 2000 è il responsabili delle relazioni internazionali presso la direzione nazionale dei Ds mentre nel 1998 organizza a Milano il congresso dei socialisti europei. Nel 2000 diventa segretario della Quercia a Roma e l’anno seguente è fra i più convinti sostenitori della candidatura di Walter Veltroni a sindaco di Roma. Risale al 2004 la sfida per la conquista di uno scranno al Parlamento europeo. Inserito nella lista “Uniti nell’Ulivo”, l’aspirante deputato europeo corre nella circoscrizione Italia centrale non risparmiandosi in una battaglia impegnativa, durante la quale macina chilometri su chilometri fra il Lazio, le Marche, la Toscana e l’Umbria. Alla fine la campagna elettorale si conclude nel migliore dei modi : forte delle 213mila preferenze conquistate sul campo, Nicola Zingaretti viene eletto eurodeputato e, nel corso della prima riunione della delegazione italiana, viene scelto come presidente del gruppo. Membro delle commissioni Affari legali e Mercato interno e protezione dei consumatori, l’ex segretario romano dei Ds entra a far parte delle delegazioni interparlamentari per i rapporti con Israele e la Penisola Coreana nonché degli intergruppi parlamentari Volontariato, Disabilità, Diritti delle persone omosessuali e Tibet. Relatore della direttiva “Sanzioni penali a tutela dei diritti di proprietà intellettuale”, riesce inoltre a far approvare un progetto legislativo che per la prima volta introduce sanzioni penali uniformi in tutti gli stati membri dell’Unione europea. La direttiva attribuisce sanzioni penali per i contraffattori che importano merci illegali e pericolose dai Paesi extra europei. Proprio l’approvazione della direttiva porta l’onorevole Zingaretti ad avere il riconoscimento dell’Herald Tribune e la nomination al Mep Award, il prestigioso riconoscimento che viene attribuito ogni anno ai deputati europei più meritevoli. Il 18 Novembre del 2006 viene eletto al primo turno segretario dell’Unione regionale del Lazio dei Democratici di sinistra. Un incarico al quale il neo segretario si dedica con passione, continuando a svolgere allo stesso tempo l’attività di eurodeputato ma decidendo di dimettersi da presidente della delegazione. La riconferma alla guida dei Ds del Lazio giunge nell’Aprile 2007. Ds e Margherita si fondono dando vita al maggior partito di centrosinistra italiano. La stella nascente del Pd decide allora di candidarsi alle primarie per la scelta del primo segretario laziale democratico e vince ottenendo ben l’85% pari a 282mila voti. Una nuova, importante sfida è rappresentata dalle elezioni per il rinnovo della giunta provinciale della Capitale. E’ lui l’alfiere chiamato a confermare una delle province più strategiche governate dal centrosinistra. Al primo turno il candidato del Pd arriva al 46,9%, davanti ad Alfredo Antoniozzi, espressione del Pdl, al 37,1%. La vittoria arriva al secondo turno, quando riesce ad imporsi sull’avversario con il 51,5% dei consensi contro il 48,5% dell’eurodeputato eletto nelle liste di Forza Italia. “Sarò il presidente di tutti – scandisce subito dopo la proclamazione della vittoria – di coloro che mi hanno votato e di coloro che non lo hanno fatto perché le istituzioni non sono di parte. La mia squadra di governo manterrà gli impegni, rispetterà il programma e avvierà una straordinaria stagione di modernizzazione ed innovazione di Roma e della sua vasta area”. Volto pulito, umorismo da romano doc, in vista delle elezioni comunali di Roma è proprio il suo il nome più gettonato fra le fila del centrosinistra, desideroso di tornare a vincere in una città simbolo, la cui sconfitta resta tuttora una ferita ancora aperta.

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giovedì 3 giugno 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Roberto Cota


E’ riuscito ad imporsi al termine di una sfida serrata giocata voto su voto in una regione storicamente in bilico e contro una presidente uscente agguerrita e pugnace. La vittoria più bella e sudata delle recenti elezioni regionali porta il volto giovane e fresco di Roberto Cota, che in Piemonte ha sconfitto, contro tutti i pronostici, Mercedes Bresso. Nato a Novara il 13 Luglio 1968, il giovane Roberto consegue la maturità classica al liceo”Carlo Alberto” e successivamente si iscrive alla facoltà di Giurisprudenza, dove si laurea con il massimo dei voti. Risale al 1990, invece, la folgorazione sulla via del “Piemont liber” scattata dopo aver letto un’intervista rilasciata da Umberto Bossi a Panorama. All’epoca la Lega a Novara si riuniva in un sottoscala di un bar e poteva contare su appena cinque iscritti ma il neo avvocato diventa subito segretario cittadino, carica che mantiene fino al 1993, quando tenta la prima avventura elettorale candidandosi al consiglio comunale di Novara. Eletto nell’assise cittadina, il neo consigliere comunale viene nominato assessore alla cultura. Dopo anni di dura militanza e comprovata capacità amministrativa, il partito decide che sarà lui a scendere in campo per conquistare la poltrona di sindaco. Nonostante una campagna elettorale condotta con costanza e dedizione in mezzo alla gente, il test elettorale sancisce la sconfitta del candidato leghista, che rimane in consiglio comunale assumendo l’incarico di capogruppo del Carroccio. Nel 1999 assume l’incarico di segretario regionale del movimento fondato da Bossi mentre nel 2000 viene nominato segretario regionale della Lega Nord Piemont. Presidente del consiglio regionale durante la giunta Ghigo, il volto buono della Lega si candida nelle liste del Carroccio in occasione delle elezioni politiche del 2001. Eletto in Parlamento, entra a far parte della compagine governativa occupando l’importante casella di sottosegretario alle Attività produttive nei governi Berlusconi II e Berlusconi III. Nel 2006 si impegna nella guerra ai marchi falsificati in qualità di alto commissario per la lotta alla contraffazione. Il brillante Roberto non disdegna il ritorno al suo mestiere originario e nel 2005 difende in tribunale alcuni militanti leghisti coinvolti in azioni finite nel mirino della magistratura, fra cui le camice verdi di Borghezio, accusate di aver dato fuoco ai materassi dove dormiva un gruppo di immigrati senza tetto a Torino. Leghista dai toni pacati e dai modi decisi, l’ex segretario regionale della Lega piemontese è particolarmente attivo sul tema dell’immigrazione. E’ il caso della manifestazione di protesta svoltasi il 17 Novembre 2001 contro il giorno di festa del Ramadan concesso da un scuola di Ceva, in provincia di Cuneo. Ferma opposizione anche alla proposta di coinvolgere tedofori extracomunitari nel percorso finale compiuto dalla fiaccola olimpica in vista della celebrazione dei Giochi invernali a Torino. Fra le battaglie politiche che lo vedono protagonista c’è anche quella finalizzata ad impedire l’approvazione della legge sulla libertà religiosa avanzata dal governo Prodi. “Si tratta di una legge molto pericolosa – spiega l’esponente leghista – non si può concedere a qualcuno il diritto di non rispettare le nostre regole e di disintegrare il nostro sistema di valori”. La svolta arriva all’indomani delle elezioni politiche del 2008, quando Pdl e Lega tornano al governo dopo la breve quanto infruttuosa parentesi del centrosinistra. Il parlamentare piemontese viene nominato capogruppo della Lega alla Camera. Da quel momento è un crescendo di interviste, dichiarazioni e ospitate in tv. Calmo, riflessivo, poco incline alle risse, al numero uno della consistente pattuglia leghista a Montecitorio spetta il compito di difendere a spada tratta i provvedimenti dell’esecutivo. Nell’ottobre del 2008 si fa promotore di una proposta di legge volta ad introdurre nel sistema scolastico italiano le classi d’inserimento riservate ai bambini stranieri che non conoscono ancora la lingua italiana. Sempre a proposito di scuola, è sua l’idea di introdurre l’insegnamento dei dialetti locali in classe. L’attivismo e la competenza dimostrate nell’attività politica portano Cota ad essere uno dei nomi più gettonati in vista delle elezioni regionali in Piemonte. Raggiunto l’accordo sul suo nome, l’astro nascente del Carroccio parte subito con la campagna elettorale, consapevole di un compito a dir poco arduo, ovvero scalzare la zarina Mercedes Bresso dalla presidenza della regione. Incentivi alle aziende che assumono, riduzione dei costi della politica, riduzione delle liste d’attesa con conseguente taglio degli sprechi, potenziamento delle infrastrutture e netto appoggio alla realizzazione della Tav. Sono questi alcuni dei capitoli che costituiscono il perno del programma messo a punto dal candidato governatore del centrodestra, che incentra gran parte della propria campagna elettorale sul tema della sicurezza promettendo una nuova legge sulla polizia locale ed investimenti sulla formazione professionale, maggiore sicurezza nelle scuole mediante lo stanziamento di nuove risorse, più tutela per i cittadini attraverso un nuovo “Patto per la sicurezza”. Partito tutt’altro che favorito, il capogruppo della Lega alla Camera decide di sfidare apertamente il governatore in carica in tre faccia a faccia, caratterizzati da toni serrati ma imperniati su temi concreti. Grazie all’apporto di Silvio Berlusconi, che fa tappa due volte a Torino, il volto buono della Lega riesce ad imporsi sulla coalizione avversaria al termine di un testa a testa che si protrae per l’intera durata dello scrutinio. Appena insediatosi, Cota dà vita alla giunta regionale più giovane d’Italia, caratterizzata da un’età media di poco superiore ai 40 anni. Nemmeno il tempo di partire e il neo governatore procede al taglio delle auto blu ed alla diminuzione degli emolumenti di assessori e consiglieri. Se il buongiorno si vede dal mattino, il primo presidente leghista del Piemonte promette scintille.

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lunedì 24 maggio 2010

Le nuove stelle della politica italiana - Laura Puppato


Da outsider ingombrante, tenuta ai margini della stanza dei bottoni, a salvatrice del malconcio vascello democratico. Sarà questa la sorte di una delle donne più promettenti e apprezzate del Partito democratico? Stiamo parlando naturalmente di Laura Puppato, uno dei pochi sindaci rimasti al centrosinistra dopo gli esiti tutt’altro che positivi dei test elettorali succedutisi negli ultimi anni, che nelle regioni del Nord hanno visto trionfare Pdl e Lega. Nata nel 1957 a Crocetta del Montello, in provincia di Treviso, la combattiva Laura ha conseguito il diploma magistrale. Al termine del brillante percorso scolastico, si iscrive alla facoltà di Scienze politiche, dove studia per tre anni ma dopo la maternità decide di lasciare gli studi. Il suo sogno, ancora oggi irrealizzato, è quello di diventare magistrato. Intrapresa la carriera di imprenditrice nel settore assicurativo - finanziario, l’esponente piddina si dedica anima e corpo al mondo del volontariato, impegnandosi prima come attivista nel Wwf e diventando poi presidente della sezione Montello Piave. Sono i primi anni Novanta quando la stoica Laura partecipa ad azioni di volontariato in soccorso delle popolazioni di Bosnia e Croazia, duramente colpite dal conflitto jugoslavo che insanguina lo scacchiere dei Balcani dal 1990 al 1995. Ma è una battaglia di carattere ambientalista a darle notorietà e prestigio. Dopo essersi schierata contro la costruzione di un inceneritore dal forte impatto ambientale, il volto acqua e sapone del Pd decide di candidarsi a sindaco nel comune di Montebelluna con una lista civica. La prima avventura elettorale la vede subito vincitrice, proiettando la tenace attivista alla guida di una realtà locale inserita in una delle province più leghiste d’Italia. Attenzione per le questioni ambientali, mobilità e politiche sociali. Queste le priorità perseguite con determinazione dal sindaco di Montebelluna fin dall’inizio della sua attività politica. Il duro e faticoso lavoro alla guida della macchina amministrativa le valgono l’attenzione degli esponenti veneti dell’Ulivo, che decidono di appoggiarla senza indugi alle elezioni comunali del 2007, quando il primo cittadino uscente viene riconfermata con un vero e proprio plebiscito. Dopo sei anni di amministrazione, nel 2008 il sindaco di Montebelluna ritira il premio Amico della famiglia, classificandosi al secondo posto, e il Leone dell’innovazione, attribuito dall’Anci. Grazie all’efficacia ed all’efficienza dei processi amministrativi, l’amministrazione comunale del piccolo centro veneto viene insignita del premio Qualità delle amministrazioni pubbliche. Nel 2009 l’eroina veneta del Pd si appresta a lanciarsi in una nuova sfida, ovvero la conquista di un seggio in Europa. Accettando la candidatura, l’aspirante europarlamentare dichiara :“Accettare questa sfida è stato motivo di ampia riflessione ma anche di orgoglio per me, per la nostra amministrazione e per il nostro comune. Una sfida tutta da giocare sui valori che sono stati alla base della mia esperienza politico-amministrativa, perché sono fondanti per la mia vita: l’onestà e la passione politica, il lavoro costante e determinato, il rispetto autentico verso ogni persona. L’Europa non è lontana, anzi guida oltre l’80% della nostra politica nazionale e regionale, ha portato benefici in Paesi come la Grecia, la Spagna e il Portogallo che hanno eletto una classe politica che ha saputo portare le loro necessità e le loro volontà di crescita sociale ed economica all’attenzione del Parlamento europeo. Si può ancora fare molto, anche per il nostro territorio”. Centrata l’elezione a Strasburgo, è già tempo di guardare al futuro. In vista del rinnovo della giunta regionale inizia a circolare con insistenza il suo nome come possibile avversaria da opporre al leghista Luca Zaia. 120 comitati locali ed insigni intellettuali rendono pubblico il proprio sostegno alla discesa in campo dell’europarlamentare ma a prevalere è la candidatura di Giuseppe Bortolussi. Candidatasi nelle liste regionali del Pd, l’onorevole Puppato riesce a cogliere in ogni caso un risultato più che sorprendente dall’alto delle 26230 preferenze raccolte, un vero e proprio record. “Credo che il nostro Paese stia vivendo esperienze molto diverse e non soltanto dal punto di vista economico, da tempo si percepisce la necessità di un ascolto più diretto, di una vicinanza immediata e concreta alle esigenze ed agli obiettivi dei cittadini. Sono convinta – afferma l’astro nascente del firmamento democratico dopo la pesante sconfitta del centrosinistra veneto – che i tempi siano maturi per la nascita di un Pd del nord, federato a quello nazionale, espressione che risponde a un progetto di presenza e di protagonismo sul territorio. Io ritengo essenzialmente che la politica sia uno strumento utile ad assolvere i bisogni collettivi e come amministratrice credo nel lavoro onesto, nella credibilità delle persone, nella determinazione nell’affrontare i problemi”. Sguardo fiero e sicuro di se, linguaggio pragmatico e privo di fronzoli, in riferimento ad una possibile nomina alla segreteria regionale, la parlamentare europea ha recentemente dichiarato :“Io non indietreggio davanti alle responsabilità e chi mi conosce lo sa bene. Dico questo: se c’è chiarezza e collaborazione, allora si, sono disponibile. Naturalmente mi riferisco ad un ruolo di guida politica che prescinde dalla segreteria regionale del partito, alla quale non aspiro. Non è possibile fare carico ad una sola persona del destino di una forza importante e rappresentativa, sarebbe come mandare avanti un volontario per azzopparlo. Serve un chiarimento sulla linea da seguire con una comune assunzione d’impegno. Dopo questo tonfo elettorale non sono più ammessi errori né ambiguità sulla politica da seguire. Le divisioni, i veti incrociati e la paura del ricambio ci hanno già penalizzato abbastanza. Allora io sono pronta, ma nella chiarezza e nella collegialità. Credo in un partito federalista e riformista che stia in mezzo alla gente, ne rifletta le istanze e le traduca in scelte concrete”. Una vera e propria dichiarazione di intenti che induce a pensare che la neo consigliere regionale sia pronta a gettare le basi per una svolta di un Pd che, in Veneto più che altrove, sembra avere il fiato troppo corto rispetto alla coalizione avversaria.
Toccherà dunque a lei il ruolo di salvatrice del malconcio vascello democratico? A breve sono attese interessanti novità …

Al
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lunedì 17 maggio 2010

Elezioni Comunali - Aosta

E’ il capoluogo più piccolo e meno popolato d’Italia, ubicato in una regione a cavallo fra due nazioni e circondata da incantevoli rilievi montuosi. Il 23 Maggio Aosta è chiamata alle urne per scegliere il prossimo sindaco. La notizia potrebbe essere rapidamente archiviata ad evento privo di importanza se non fosse che, nonostante si tratti di una realtà locale piuttosto piccola, il turno elettorale alle porte non sia scevro da una serie di peculiarità ed interessanti novità che non saranno certamente sfuggite ai palati più fini ed agli amanti dei test elettorali più disparati. La novità più rilevante riguarda la rottura dello storico patto che per decenni ha tenuto assieme i movimenti autonomisti, Union Valdotaine in testa, e i partiti della sinistra moderata. Dopo decenni di collaborazione, il movimento guidato da Ego Perron ha deciso di tagliare i ponti con i partiti di centrosinistra avviando una fase di progressivo avvicinamento alle forze politiche che a livello nazionale reggono le sorti del governo Berlusconi. La virata tuttavia non è stata indolore bensì ha rappresentato l’esito di una lunga quanto laboriosa consultazione della base. Dietro la strategia del movimento autonomista valdostano c’è innanzitutto la volontà di guadagnare visibilità e peso strategico, contando di più sullo scenario politico nazionale in vista dell’approvazione dei decreti attuativi sul federalismo fiscale, tema molto caro alle forze autonomiste. L’inedita alleanza, che ha sdoganato il Pdl e la Lega, da sempre all’opposizione, ha portato ad uno sconvolgimento dei tradizionali assetti politici. Detta così la sfida sembrerebbe dunque segnata ma il cammino verso l’affermazione dell’inedita accoppiata Pdl-Uv è costellata di dubbi ed interrogativi che rendono meno scontata di ciò che appare una vittoria sulla carta ampiamente alla portata. Non è detto infatti che la nuova geografia politica venga accettata dall’elettorato, solitamente poco incline a cambiamenti repentini e improvvisi sconvolgimenti. La questione fondamentale è legata alla tenuta elettorale della nascente alleanza allargata al centrodestra, la cui forza è tutta da dimostrare ed attende il via libera dell’elettorato. La sfida vede tre coalizioni in campo a contendersi la guida della città. La coalizione autonomista, sostenuta dal centrodestra, candida Bruno Giordano. “L’accordo per Aosta serve a portare avanti un progetto che non può svilupparsi se non con una disponibilità finanziaria piuttosto cospicua. Non è più il programma di “Aosta capitale” di una volta – ha spiegato il presidente della Regione, Augusto Rollandin - con quelli che sono i fondi messi a disposizione per quattro rotonde e alcuni miglioramenti. Questo è un progetto che prevede una serie di investimenti molto alti e che quindi vanno misurati in un confronto che sarà politico. Il programma dovrà essere visto come un accordo a livello regionale, il che porta ad un dibattito che sarà realizzato su questi temi per avere le convergenze e le disponibilità finanziarie che passano attraverso una serie di disposizioni collegate anche a quella che sarà l’attuazione del federalismo fiscale”. L’obiettivo è quello di vincere al primo turno puntando su un programma elettorale a metà fra continuità e innovazione, come ha confermato l’aspirante primo cittadino indicato dal cartello autonomista Bruno Giordano :"Oggi Aosta è un moderno capoluogo di regione e noi vorremmo farla diventare la capitale della nostra autonomia, capace di guardare al futuro, cambiando nel ruolo e contemporaneamente cambiando nel volto. Lo vogliamo fare perché riteniamo che le grandi opere saranno in grado di migliorare la qualità della vita, in primis dei nostri concittadini e anche dei tanti visitatori che crediamo di poter ospitare nel prossimo futuro nella nostra bellissima città, una città rinnovata, di respiro europeo che fonda i suoi presupposti sul nuovo progetto universitario che contribuirà, oltre ad arricchirla dal punto di vista culturale, anche a quel naturale riequilibrio fra giovani e meno giovani perché il trend annuale di Aosta purtroppo vede un progressivo e costante invecchiamento della nostra popolazione”. Lo schieramento “Aosta che vogliamo” formato da Pd, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà insieme al Partito socialista scommette invece sulla candidatura di Michele Monteleone, consigliere comunale uscente. Terzo incomodo Carlo Curtaz, appoggiato dall’Alpe e dagli altri partiti che si posizionano a sinistra del Pd. Cinque anni fa a vincere fu Guido Grimod, espressione della consolidata (all’epoca) alleanza Pd-Uv, con il 57,4%, seguito da Roberto Luovin, appoggiato da Rifondazione, Verdi e Partito popolare valdostano con il 33,1%. Magro invece il bottino per i due aspiranti sindaci espressione del centrodestra : appena il 6,6% andò all’azzurro Ettore Vierin mentre il candidato di An Domenico Aloisi si fermò al 2,4%. Il quadro si è completamente capovolto rispetto a cinque anni fa. Riuscirà la “strana coppia”, Uv-Pdl, a portare a casa un risultato storico destinato ad avere contraccolpi anche sulla giunta regionale e nella Conferenza Stato-Regioni o arriverà l’immancabile colpo di scena? Per saperlo basterà attendere pochi giorni …

Al
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